Sergio Claudio Perroni

Ciao guagliò. Mi salutava sempre così. L’ultima telefonata qualche giorno fa, per definire i dettagli di un progetto al quale stavamo lavorando. Come ogni volta, con delicatezza e sagacia, mi ha parlato di bellezza, di poesia, di futuro. Sergio era di poche e affilate parole, ma generoso assai. In questi anni mi ha detto cose bellissime, persino esagerate, sul mio lavoro. E non l’ho mai ringraziato abbastanza.

Ci ha fatti incontrare qualche anno fa Amleto de Silva: Sergio voleva un ritratto. A casa di Amleto abbiamo subito scherzato e giocato con le parole. Mentre scattavo fotografie preparatorie, Sergio mi chiedeva di avvisarlo: voleva avere il tempo di sfilarsi gli occhiali, gli piaceva guardare dritto in macchina senza quella cornice intorno agli occhi. E me l’ha ripetuto anche nei nostri incontri successivi. Nat, preferisco guardare senza filtri, diceva, preferisco gli occhi nudi.

È così che è uscito di casa l’altro ieri mattina. Senza occhiali. È andato al suo bar preferito nel centro di Taormina, ha scherzato con l’amico barista. Scommetto che ha fatto uno dei suoi giochi di parole, prima di congedarsi e uscire in strada. Con gli occhi nudi, e in tasca la pistola.

Ciao guagliò, perdonami se ti ho scattato anche qualche foto con gli occhiali.

 

Sergio Claudio Perroni, scrittore, traduttore e poeta (1956-2019).

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