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La Befana vien di notte

Vien di notte, sì. Zac, a sorpresa. Ma voi lo sapete e non vi fate cogliere impreparati. Siccome è tempo di regali, ecco qualche consiglio di fine anno, in ordine sparso.

Innanzitutto investite in arte. Date uno sguardo alle opere di Luigi Russo.

L’ultimo lavoro del mio amico Fabrizio Ardito si intitola Sul Monte Athos e racconta un viaggio che abbiamo fatto insieme tra monasteri ortodossi e rocce a picco sul mare. Qui trovate gli altri libri di Fabrizio.

Per i più piccini e per i grandi in cerca di scuse per godersi bei libri illustrati ecco a voi uno degli ultimi prodotti dell’editore Lavieri: Peter Pan, illustrato dal bravissimo Massimiliano Frezzato.

Degenerati. Il metodo Cyrano per salvarsi la vita in un mondo di idioti (Liberaria editrice) è l’ultimo libro di Amleto de Silva, fresco di stampa. No, non Amleto ma il suo libro. Lui è bravo e qui ci sono un po’ di altre cose sue. Della stessa casa editrice: Cosa intendi per domenica? di Silvia Bencivelli, che insieme a Giordano Zevi ha appena pubblicato anche Irrazionali e contenti. Viaggio alle origini delle nostre scelte economiche (Sironi). E poi un bel libro di Beatrice Mautino e Dario Bressanini: Contro natura: dagli OGM al “bio”, falsi allarmi e verità nascoste del cibo che portiamo in tavola (Rizzoli).

Di Stefano Ardito è da poco uscito il volume Alpi di guerra, Alpi di pace. Luoghi, volti e storie della grande guerra sulle Alpi (Corbaccio). Qui trovate altri suoi libri.

Pietro Spirito ha dedicato Nel fiume della notte (Ediciclo editore) al fiume Timavo e agli esploratori che hanno reso celebre il suo lungo percorso sotterraneo.

Ora che la giostra dell’Expo si è finalmente conclusa, godetevi una Milano che non conoscete con la guida 111 luoghi di Milano che devi proprio scoprire (Emons editore), scritta da Giulia Castelli Gattinara e illustrata da Mario Verin. Degli stessi autori vi consiglio anche il volume fotografico Il libro di Selvaggio Blu, che vi accompagna in uno dei più bei trekking italiani. E a proposito di Sardegna, siccome la primavera è alle porte cominciate a organizzarvi. Ecco un suggerimento per un’altra bella camminata: Grande traversata del Gennargentu è un agile volumetto redatto dall’amico Corrado Conca, guida escursionistica e titolare delle edizioni Segnavia.

Restando in tema di libri fotografici, ecco due eleganti volumi dell’amico fotografo Aldo Pavan: Nilo, dal cuore dell’Africa alle rive del Mediterraneo (Magnus) e La via dell’incenso. Sulle tracce delle antiche carovane attraverso la Penisola Arabica (De Agostini). Poi i libri di Davide Sapienza, che tra l’altro ha anche tradotto quasi tutto Jack London; e quelli sugli alberi di Tiziano Fratus, poeta ramificato e vegetale. E le guide di viaggio dell’instancabile Enrico Caracciolo. Per pedalare ovunque, andate sul sicuro con l’editore Ediciclo, che ormai è esperto non soltanto di bici ma anche di sentieri. Oltre che sul loro sito, trovate tutto qui. E poi la vasta selezione di volumi del gruppo La Venta e delle sue esplorazioni in giro per il mondo.

Quanto alla musica, ora e sempre ascoltate Daniele Sepe. Fonti sicure parlano di un disco imminente, ma intanto potete fare bella figura regalando(vi) A note spiegate, che è un signor CD. Sicuramente la discografia completa ce l’avete già, ma nel caso la trovate qui. Però non vi perdete neppure i Tetes de Bois, che fanno cose molto belle.

Se volete contribuire a una buona causa, cercate e acquistate il libro fotografico Grotta Luk, in ricordo di un amico di Luigi Russo e Paolo Forconi. Chiedete direttamente a loro dove trovarlo. Oppure potete dare una mano a un paio di crowdfunding: vi suggerisco di investire qualche spicciolo sul nuovo progetto di documentario di Mario e Stefano Martone: Dert, una storia di lavoro e cooperazione nella Bosnia dilaniata dalla guerra; e sul secondo disco di Flo (Agualoca Records).

Se invece libri e musica vi fanno proprio schifo e vi piace scattare fotografie in condizioni di luce estreme, quello che fa per voi è il sistema radioflash della Cactus Image. I flash RF60 sono radiocontrollati e attivati dai nuovi trigger V6. Funzionano fino a duecento metri di distanza. Provare per credere.

Lo so, tanti regali rischiano di mandare in subbuglio la vostra casa. Niente paura, vi aiuta Letizia Polverini col suo provvidenziale L’arte del riordino (Giunti), che sta letteralmente spopolando.

 

Mo però va bene gli amici e gli amici degli amici, ma mi raccomando: siate buoni e regalate un po’ anche i miei lavori. Li trovate qua. Poi c’è Tempo e diaframma, il mio nuovo calendario fotografico del Matese. Sicuramente lo avete già prenotato mandando una mail alla Banca Capasso, che lo ha prodotto e finanziato. E già che ci siete comprate il numero di PleinAir di gennaio: lo trovate in edicola e promette di portarvi in Baja California.

Buon anno.

 

(Ah, il gatto della foto si chiama Pestillo e sa il fatto suo. Non c’entra nulla col post: era solo per attirare la vostra attenzione. Gattino rulez).

 

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Un respiro lungo due anni

Sono passati due anni dall’uscita de Il respiro delle grotte. A questo piccolo libro sono molto legato perché mi ha permesso di raccontare la mia esperienza nel mondo sotterraneo, cominciata quasi venticinque anni fa.
Un giorno scoprii che a pochi chilometri dal mio paesello c’era un’associazione di speleologi che organizzava corsi. Iniziò così un’avventura bellissima che ancora continua. Con gli amici del Gruppo Speleologico del Matese giocavamo a esplorare le montagne che fino a quel momento avevo solo guardato dalla finestra di casa. La speleologia ci dava l’occasione per sperimentare un modo diverso di viaggiare: con la scusa di cercare grotte ce ne andavamo in giro per monti, valli e paesi; conoscevamo pastori, carbonai, camminatori. Bivaccavamo spesso sotto i faggi, il bagliore del fuoco ci illuminava i volti. I sentieri ci portavano via via più lontano.

In quegli anni frequentavo l’università. Allo studio alternavo la preparazione dei materiali speleologici. Anzi: non vedevo l’ora di smettere di studiare, per pensare alle grotte. Leggevo le storie di Andrea Gobetti, di Giovanni Badino e degli altri che col pretesto delle grotte se ne andavano in giro per il mondo. La mia settimana era scandita dalle telefonate per organizzare la domenica, ovviamente in montagna. L’estate era la stagione dei campi speleo e delle spedizioni. In quel periodo bellissimo sono nati progetti e passioni che coltivo ancora oggi (uno di questi è diventato il mio lavoro).

Questo viaggio continua, e oltre agli amici matesini, campani e molisani con cui ho iniziato, oggi condivido l’avventura dell’esplorazione col gruppo La Venta.

 

La prima presentazione de Il respiro delle grotte si tenne subito dopo l’uscita del libro, all’incontro internazionale di speleologia «Casola 2013 Underground». Alcuni passi del libro furono letti da Max Goldoni sulle note del sassofono di Daniele Faziani. Il Teatro Senio era gremito. Mi emozionai molto.
In questi due anni ho portato in giro il libro in molte altre presentazioni, ho ricevuto recensioni lusinghiere e molte belle mail di lettori. Il libro ha vinto il Premio Viaggiautore 2014.

Voglio ringraziare tutti quelli che hanno letto, consigliato e regalato questo piccolo libro.

 

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Il respiro delle grotte
Piccole divagazioni sulla profonità
Ediciclo editore
Collana Piccola filosofia di viaggio
ISBN: 978-88-6549-099-0
96 pagine, euro 8,50

 

 

Disponibile in libreria.
Oppure scontato su Amazon.

 

 

 

 

Nella foto in alto:
Piero Palazzo esplora una grotta nelle pareti della forra del Titerno.
Pietraroja, Matese.
Nikon D200
Nikkor 12-24/4
1/30 f/7.1 ISO 400

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Addio a Bruno Boschin

Deserto. Tunisia
Tunisia, 2007

L’ultima volta che sono passato a salutarlo, una decina di giorni fa, non c’era. Avevo poco tempo e non l’ho aspettato. Tanto ripasso, ho pensato.
Bruno Boschin, fondatore della storica Libreria del viaggiatore, è morto la scorsa notte. Giovanissimo e con tante idee ancora da realizzare.

A Roma, a due passi da Campo de’ Fiori, c’è la libreria perfetta: pochi metri quadrati, una selva di libri, mappe e storie del mondo. E fino a ieri c’era il libraio perfetto. Grazie a lui mi sono legato a questa città prima ancora di venirci a vivere. Ogni volta che devo scrivere una guida o un articolo su qualche paese, faccio un salto in via del Pellegrino 78. Questo posto è una miniera di informazioni e ispirazioni, e soprattutto di sguardi.
«Per te ci vuole questo» diceva Bruno con la sua calma serafica, e mi metteva in mano un romanzo o una raccolta di racconti. «Poi dimmi cosa ne pensi».

Ci intrattenevamo in lunghe chiacchierate. Mi domandava dei miei progetti e mi raccontava i suoi, di viaggiatore stanziale. Parlavamo di scrittura e di lettura, di titoli, di copertine, e di prezzi e di mercato editoriale, del suo sito web in costruzione; facevamo conti e bilanci e previsioni, ci guardavamo intorno, vaneggiavamo di eventi e serate.
Bruno aveva occhi liquidi, e un sorriso incoraggiante a cui devo molto.
Ricordo quando mi invitò a presentare un mio libro nel minuscolo cortile della libreria. Era una delle mie prime presentazioni: venne molta gente e mi emozionai. A un certo punto arrivò Stefano Malatesta; estrasse un cartoccio sgualcito da una tasca della giacca: conteneva del formaggio, pestilenziale e buonissimo, un tocco di pane, un coltello a serramanico. Aprimmo una bottiglia di vino e rimanemmo a parlare di luoghi, di partenze e di ritorni.

Sensibile e colto, Bruno ha creato un punto di riferimento per ogni viaggiatore: la sua libreria è un crocevia di sogni, un emporio di idee avventurose, come amava dire. Da questa fucina è nato anche il «Festival della letteratura di viaggio», che si tiene ogni anno a Villa Celimontana.

Bruno Boschin se n’è andato. A noi, lettori e viaggiatori che lo abbiamo conosciuto, non resta la consolazione che sia partito per un viaggio: è scomparso, e lascia un grande vuoto. Pieno di libri e di storie.

Grazie Bruno.
Natalino.

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Regalare v. tr.

Bergmannstrasse, Berlino

Regalare v. tr. [prob. dallo spagn. regalar; v. regalo]. – Dare liberalmente, senza compenso o altra contropartita e con intenzione amichevole o affettuosa, cosa che è, o si ritiene, utile o gradita a una persona. Così la Treccani. E così, ohibò, il Natale.

Dite la verità: anche quest’anno vi ha colti di sorpresa. Lo so, le feste di fine anno le odiate, vi mettono tristezza, con tutte quelle lucine colorate, i panettoni, i babbinatali e le renne, e i jingle ripetuti allo sfinimento. Con la licenza conferitami dal mio nome di battesimo, vi capisco. Il Natale è una grande metafa daa vita: non ti lascia scampo, anche se fai finta di niente.
Insomma, senza stare a farla lunga, è tempo di. Come tutti gli anni ve ne siete accorti in ritardo. E adesso è un bel problema, perché il lavoro vi incastra fino al 24 dicembre, eccomunque ci avete la pigrizia mannara, eqquindi ora non sapete dove sbattere la testa. Ma l’anno prossimo, giurate, ci penserete per tempo, eh. Come no. Intanto incombe il Natale di quest’anno, e il Natale, dicevamo, non perdona.
Niente panico: grazie ai consigli che qui generosamente vi elargisco, la farete franca anche stavolta. Ma gli artigiani a chilometri zero, quelli da cui pure quest’anno non comprerete manco un regalo, li avrete sulla coscienza.

Però bando alle ciance. La topten che segue non è una classica classifica, cioè non va in ordine crescente o decrescente. Il primo posto e il decimo si equivalgono, come vedrete. Perché proprio dieci? Perché è di moda. Altre domande?

 

1. Sì, vabbè, però il primo posto è sempre il primo posto. E allora tié, ci metto i libri che ho fatto io e quelli a cui ho collaborato. Dite che non vale? Come no: valissimo. Vi consiglio soprattutto Nel mezzo del Cammino di Santiago e Il respiro delle grotte. Nel primo vi spiattello il mio viaggio sul noterrimo itinerario di pellegrinaggio, che ho precorso prima tutto in bicicletta, poi parzialmente a piedi, infine a penna; anche il secondo libro ha a che fare col viaggio, ma in questo caso vi propino roba che voi umani, proprio. Peraltro a un prezzo stracciato. Dite che siete claustrofobici? Allora saltate al punto dieci.

2. I dischi di Daniele Sepe. Sono tutti belli, ma in particolare vi segnalo l’ultimo: Viaggi fuori dai paraggi 2, uno splendido cofanetto composto da 2 CD e un bel libretto (in cui c’è persino una mia foto): 35 brani per 160 minuti di musica: il primo disco è il vecchio Viaggi fuori dai paraggi in versione rimasterizzata, il secondo è una raccolta antologica dei più bei brani composti e suonati dall’autore napoletano. Costa una cifra irrisoria, per essere un doppio. Non vi basta? Volete spendere ancora meno? Mammamia, non c’è limite alla tirchiaggine. Ma vi accontento: Truffe & Other Sturiellett’ Vol. 1/2/3, cofanetto con tre dischi bellissimi, per un prezzo totale di sei euro. Avete letto bene. Oppure il ricco menù di In vino veritas (8 euro bevande incluse), e il capolavoro Suonarne 1 X educarne 100 (6 euro). Volete spendere ancora meno? Compratevi un bel paio di tappi per le orecchie e godetevi il Natale in santo silenzio.

3. Per restare in tema di musica, ecco un altro bel disco: D’amore e di altre cose irreversibili, della bravissima Floriana Cangiano, al suo esordio come solista. La casa discografica è la napoletana e indipendente Agualoca Records, che fa diverse cose interessanti. La voce di Floriana ha animato gli ultimi dischi di Daniele Sepe, e vi farà rinvenire. Non ci credete? Ottimo motivo per comprare il disco. Che però esce il 16 dicembre. Per il momento potete ascoltare un’anteprima sulla pagina facebook di Floriana.

4. I libri di Silvia Bencivelli. Giornalista scientifica freelance, la ragazza è molto sveglia e sagace. È sua la voce che vi ha accompagnati per anni in tantissime puntate di Radio3 Scienza; e non dite che non avete mai visto i servizi che ha fatto per Presa diretta su Rai3. Ok, non guardate la tv e non ascoltate nemmanco la radio. Ma sicuramente siete già tutti pazzi per Pane & Curriculum, che abbiamo girato insieme a Chiara Tarfano. Le due hanno appena sfornato anche un bel documentario: si intitola Segna con me, è dedicato alla lingua dei segni e ha vinto il premio Ens al Cinedeaf 2013. Silvia propone diversi argomenti interessanti, dalla musica alla comunicazione della scienza, fino a un agile pamphlet sulla vita del freelance. E tiene un blog molto seguito.

5. I libri e le guide di Fabrizio Ardito, giornalista con cui lavoro e viaggio spesso. Storico autore Touring, è un punto di riferimento nella pubblicistica di viaggio. Persona sensibile e ironica, e bravissimo fotografo, ha pubblicato anche racconti e narrativa in generale. In viaggio, ovviamente. Da prendere prima e dopo ogni partenza, ma anche se non avete nessuna intenzione di schiodarvi dal divano.

6. Qualche bel film. Per esempio quelli di Stanley Kubrik. Lui con me non ha mai lavorato, ma è bravino, eh. Tra i suoi capolavori, vi suggerisco Il dottor Stranamore. Ma è un consiglio inutile, perché sicuramente lo avete già visto. Allora cambiamo genere, e buttiamoci su Elio Petri, che non ci fa mica male, coi tempi che corrono.

7. I libri di Amleto de Silva. Irriverenti, scritti in una lingua spassosa e ben lontana dal politicamente corretto. E costano anche pochissimo. Sono ebook per Kindle, ma Amleto, per gli amici Amlo, sta sfornando anche qualcosa di cartaceo. Se proprio non vi va di spendere questi due euro, seguitelo sul sito. Quello è aggratisse, ma vorrei vedervi mentre lo avvolgete nella carta da regalo.

8. Qualcosa mi dice che non volete gettare il cuore oltre l’ostacolo. E vi capisco. Anzi: vi apisco (da domani si parlerà così, e qui precorriamo i tempi). Mica uno può fare regali al buio, comprando titoli astrusi di illustri sconosciuti. No, no. Allora regalate un bel Fabio Volo o, che so, un padre Fazio o un fra Saviano. Ma col cavolo che vi metto il link.

9. Visto che siamo quasi in fondo alla lista, siete ancora in tempo per uscire in strada, nell’aria frizzante di dicembre, e cercare qualcosa da un buon artigiano, quello che sennò vi porterete sulla vostra coscienza felpata. Fatelo, sto sforzo: comprate un prodotto tipico locale che non debba essere trasportato dai camion che intasano le nostre strade. Dite di no? Non avete tempo, voglia, idee? Vabbè, lo avete voluto voi: andate al punto successivo.

10. Dulcis in fundo, ai pigri come voi gli tocca proprio il mio nuovo libro: Il respiro delle grotte. Siete speleologi e avete sempre cercato una sintesi al vostro andar per grotte? Questo è il libro che fa per voi. Non ve ne frega nulla delle grotte, soffrite di claustrofobia e vi fa paura il buio? Ottimo: questo è proprio il libro che avete sempre cercato: racconta un viaggio e smonta i luoghi comuni sul mondo sotterraneo. Cosa dite? Lo avevo già consigliato all’inizio della topten? E si apisce: la lista l’ho fatta io. Potete sempre fare come nel Monopoli: tornate al punto 1, e fate bei regali.

Buone feste.

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In viaggio nelle grotte

L’ingresso di una grotta sulle pareti della Forra del Titerno, Matese (Italia).

Da oltre dieci anni scrivo per il web e per la carta stampata, e faccio libri e guide. Buttar giù parole, e pronunciarle in pubblico, come si suol dire, è il mio mestiere. Vivo di questo. È una professione artigianale, che svolgo nel privato del mio laboratorio, ma che spesso presento davanti a molta gente. Col pubblico ho una certa dimestichezza, insomma.

Eppure alla prima presentazione de Il respiro delle grotte, durante l’incontro internazionale di speleologia di Casola Valsenio, un mese fa, ero proprio emozionato. Il palco del Teatro Senio era immerso nell’atmosfera magica di Speleopolis: davanti a me, nel buio della sala, brillavano centinaia di occhi di speleologi, compagni di esplorazioni e avventure in giro per il mondo. Sapevo di essere a casa, avvolto in una grande famiglia, ed era proprio questo a mettermi apprensione: presentavo agli speleologi un libro di speleologia. Come vuotare un sacco di farina in casa del fornaio.
Se è andata bene, è stato merito di Max Goldoni, che ha letto brani del libro, e del maestro Daniele Faziani, che li ha musicati col suo sassofono morbido e profondo. Grazie.

Questo libro l’ho dedicato alla passione che mi trascina da oltre vent’anni, e che ha segnato e cambiato la mia vita: la speleologia. Varcai la porta del mondo sotterraneo nel lontano inverno del ’92, col Gruppo Speleologico del Matese, e da allora non ho più smesso. Il richiamo del buio è irresistibile. Andar per grotte è molto più che cacciarsi dentro budelli stretti, al freddo, al buio, in posti umidi e lontani dal sole. La speleologia è soprattutto esplorazione. È entrare in luoghi mai visti, percorrerli e illuminarli per la prima volta.
Se escludiamo la perlustrazione del fondale degli oceani, l’attività degli speleologi è l’ultima frontiera dell’esplorazione geografica sul pianeta Terra. Le montagne sono state tutte salite, e comunque fotografate dai satelliti. Per trovare posti nuovi occorre andare nello spazio; e pure lì, entro certi limiti, si va verso luoghi già individuati, posizionati. Quando l’uomo mise piede per la prima volta sulla Luna, calpestò una superficie che aveva già osservato, seppure a distanza.

Le grotte no: prima che qualcuno ci entri per la prima volta, praticamente non esistono. Sono luoghi completamente sconosciuti: nessuno li ha mai visti prima. Lo studio di una montagna può farne supporre l’esistenza, si possono fare ipotesi sulla lunghezza e sulla profondità degli abissi che vi si celano, ma non si può stabilire se essi siano accessibili o percorribili, quanto siano estesi, se siano stretti o larghi, asciutti oppure allagati. Hanno grandi ambienti? si sviluppano in gallerie orizzontali o inclinate? precipitano in pozzi vertiginosi? No, delle grotte non si può sapere nulla, prima che qualcuno le esplori. La speleologia aggiunge pezzi nuovi alla geografia del mondo noto.

Più volte, questa attività è stata definita grossolanamente «alpinismo all’ingiù». Ma no, l’alpinismo non c’entra proprio niente. Con la speleologia ha in comune soltanto qualche attrezzatura. Per il resto, sono due mondi immensamente diversi: l’alpinista punta a raggiungere la vetta; lo speleologo, invece, il fondo vuole superarlo. Andare oltre una vetta non è possibile, perché la vetta è il punto più alto di una montagna, il luogo più elevato raggiungibile; ed è un punto noto. Il fondo no: è il posto più lontano che sia stato raggiunto dentro una grotta, è un limite esplorativo, e spesso lo si può superare. Il fondo non è l’opposto algebrico della vetta, come la profondità non lo è dell’altezza.

Per lavoro viaggio molto. Ho imparato a godere di una partenza, a sentirne il sapore agrodolce, quel misto di spinta e resistenza, di entusiasmo muscolare e al tempo stesso mollezza nelle gambe, quella voce interiore che invita ad andare, contrapposta all’altra, che chiede di restare. Conosco piuttosto bene l’ebbrezza del vagare, del vedere posti nuovi, di descriverli, fotografarli per poi raccontarli; mi piacciono i giorni girovaghi in cui l’unico compito è quello, appunto, di stare in giro, e l’unico debito da saldare è con la mia curiosità. Ho imparato anche il piacere di tornare, perché è il ritorno, in fin dei conti, l’anima del viaggio: senza la prospettiva del ritorno, una partenza avrebbe ben poco fascino, e sarebbe soltanto fonte di ansia.
Ecco, da viaggiatore per così dire di professione, mi prendo la licenza di affermare che la speleologia esprime la massima sintesi del viaggiare. Anche una semplice escursione – chiamiamola così – in grotta, racchiude in sé tutti gli elementi del viaggio: la partenza/ingresso, il vagare in posti nuovi, il ritorno/uscita. L’ingresso e l’uscita di una grotta, sono per lo speleologo lo stesso posto; come per il viaggiatore la porta di casa. Il viaggio comincia a casa, ed è a casa che finisce. Quando varchiamo la soglia di una grotta, noi speleologi la chiamiamo ingresso; e quando la varchiamo nuovamente in senso opposto, al ritorno, la chiamiamo uscita. Cosa facciamo, quindi, dentro le montagne? Viaggiamo, nel senso più proprio del termine.

Non è un caso che questo libro sia ospitato in una collana intitolata «Piccola filosofia di viaggio». L’editore Ediciclo l’ha mutuata dalla «Petite philosophie du voyage» della francese Transboréal. Il format italiano è identico: stessa grafica di copertina, stessa impostazione generale, numero di pagine fisso: novantasei.
È stato soprattutto lo spazio a disposizione a condizionare il mio lavoro. Non soltanto era pochissimo, ma anche prestabilito. Questo gioco, che inizialmente mi era apparso come un limite (riuscirò a farci stare tutto ciò che ho in mente?), si è rivelato invece un notevole aiuto: obbligato alla sintesi, ho dovuto asciugare e puntare al sodo. Quel che ne è venuto fuori non è proprio il libro che avrei voluto scrivere, ma gli si avvicina. Per il momento, lo ritengo il mio piccolo manifesto speleologico.

 

L’idea del libro è nata la scorsa primavera. Vittorio Anastasia, editore puro come ce ne sono pochi in Italia, evidentemente non pentito di avermi già pubblicato un libro qualche anno fa, mi ha mostrato la collana e, col suo fare proiettivo, mi ha chiesto: «Come lo vedresti un titolo sulle grotte?».
Da allora ho cominciato a pensarci. Nella memoria recavo impressa una gran quantità di appunti virtuali, oltre a quelli sparsi su decine di taccuini. Si trattava di tirare le somme, e di trovare il tempo per scrivere. Questo tempo l’ho trovato durante il campo speleologico sul Matese, l’agosto scorso. Mi ci è voluta una settimana, più o meno, per trasformare gli appunti mentali in annotazioni nero su bianco. Ho lavorato all’ombra della faggeta che mi è cara, a pochi metri dalla grotta in cui era ambientata la storia che volevo raccontare: l’abisso di Pozzo della Neve. L’atmosfera era quella giusta, con gli amici speleo che andavano e venivano, e il respiro della grotta proprio lì; potevo sentirlo, portato dallo svolazzare serale dei pipistrelli, e dal rincorrersi dei ghiri sui rami.

Nelle intenzioni iniziali dell’editore, il libro doveva essere un saggio, ma è venuta fuori una via di mezzo tra un racconto e un pamphlet. La stesura vera e propria l’ho fatta a settembre. Ho messo in pausa altri lavori, e in una settimana ho finito.
Per scattare una fotografia non ci vuole un quindicesimo, o un sessantesimo, o un millesimo di secondo, ma molto, molto più tempo; a volte una vita intera. E così, anche se uno butta giù un libro in una settimana, sicuramente ci ha lavorato a lungo. A questo, io ho dedicato una ventina d’anni.

Visto che il format del libro non prevedeva la possibilità di inserire ringraziamenti, li metto qui. La mia riconoscenza va alle decine, centinaia di speleologi che ho incontrato in tutti questi anni, quelli con cui ho condiviso il silenzio del mondo sotterraneo, quelli con cui ho costruito emozioni e sentimenti, quelli con cui ho viaggiato in paesi lontani, quelli che ho incontrato intorno a un tavolo. E ringrazio Paola Roli, che, da non speleologa e forse proprio per questo, ha saputo darmi quelle due o tre dritte che mi hanno aiutato a confezionare il libro in così poco tempo.

 

copertina

Il respiro delle grotte
Piccole divagazioni sulla profondità
Ediciclo editore, Collana Piccola filosofia di viaggio, 2013
96 pp., € 8,50 – ISBN: 978-88-6549-099-0
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