Sporca Italia

Una tranquilla domenica di settembre. L’autunno non riesce a mandar via l’estate. Lavoro alternato a riposo. Testi da scrivere e rivedere, foto da sistemare. Qualche pagina di un libro che parla di Berlino. Una tazza di tè.

Poi un giro in bicicletta intorno a Labico, per le colline della campagna romana che precedono i monti Prenestini. Strade tranquille, solo parzialmente asfaltate, costeggiano campi arati a perdita d’occhio. Uno steccato, uno stormo di uccelli. Passa un treno in lontananza. Poi silenzio. Si può udire il rumore delle prime foglie che si staccano dagli alberi.

Peccato per la spazzatura che, autentica piaga di questo paese, invade i fossi e le siepi, le scarpate e i greti dei torrenti. E nessuno la rimuove, da anni. Si sbriciola, si ricopre di terra, si assorbe nel paesaggio naturale e lo degrada lentamente.

La gente è sporca, non c’è dubbio. Ma se è per questo lo è un po’ ovunque, anche in altri paesi d’Europa. La differenza è che lì, fuori da questa sporca Italia, non passa un giorno senza che le strade vengano pulite e gli eventuali rifiuti rimossi.

Quindi mi domando: cosa pensano i nostri amministratori? Lo considerano un problema oppure non ci fanno più caso? Anzi: c’è stato un tempo in cui ci hanno fatto caso? Oppure per loro è normale, da sempre, vivere tra scarti e detriti di ogni genere?

Non mi riferisco alle istituzioni, entità astratta e inafferrabile; ma proprio alle persone, quelle in carne e ossa: sindaci, assessori, presidenti, amministratori. Quando passano per queste strade (perché non possono non passarci) non si vergognano?

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. Ma anche un po’ sulla monnezza.

Natalino Russo, Labico.

Nella Foto: Napoli, centro storico. 2010
Libro del giorno: Sul guardare, John Berger.