Carta e penna

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Se vi piace scrivere, prendere appunti, raccontare, non potete prescindere da due strumenti: carta e penna. Sì, ok, serve anche la testa, ma non ve ne fate nulla di una buona testa se non avete una penna comoda e un quaderno accogliente.
Che siate grandi viaggiatori o stanziali inschiodabili, il vostro quaderno degli appunti deve farvi sentire a casa: ve ne state sbracati sul divano o appollaiati sotto un albero in capo al mondo, aprite il quaderno e, prodigio, eccovi proiettati nel vostro studio, comodamente seduti alla scrivania.
Ci sono viaggiatori che, per sentirsi a casa ovunque, hanno imparato il cielo: riconoscere le stelle gli mette sulla testa sempre lo stesso tetto, un tetto familiare; e ce ne sono altri, di viaggiatori, che gli basta aprire il loro quaderno per sentirsi in un posto accogliente, anche se in quel momento si trovano su un treno affollato, in mezzo alla foresta o in uno squallido bar di periferia.

Tra le mie svariate manie, c’è quella di cercare e affinare i miei strumenti di scrittura. Soprattutto carta e penna, anche se sono un forte utilizzatore di computer. Mi piace prendere appunti a mano.
Fra tutti i quaderni provati finora, i migliori sono i tedeschi Leuchtturm1917. La mia versione preferita è la «Medium A5», con copertina rigida e ben 248 pagine.
Chiusura con elastico, pagine rilegate a filo refe, segnalibro e tasca in terza di copertina. Questi quaderni hanno l’aspetto del classico «moleskine» ormai tanto di moda, ma con l’aggiunta di qualche dettaglio per niente marginale: l’elastico è durevole, cioè non si smolla; la carta è seppiata, liscia e sottile, piacevolmente leggera e un po’ trasparente; ma soprattutto le pagine sono numerate e all’inizio del quaderno c’è uno spazio per l’indice.
Un quaderno è per me uno strumento di lavoro — ne ho riempiti più di cento: quaderni tematici, dedicati cioè a un singolo viaggio o argomento, che non hanno bisogno di un vero e proprio sommario; e zibaldoni, tavolozze, soffitte di materiali accatastati. Questi ultimi sono utili solo se posso ritrovare quel che vi ho annotato, anche dopo anni. Le pagine numerate mi consentono di fare rimandi interni, e collegamenti tra più quaderni. Un hyperlinking ante litteram che in passato ho fatto numerandole a mano, le pagine.
In questo modo i miei quaderni sono tutti collegati tra loro, come case comunicanti.

Ma il mio vezzo non si esaurisce coi quaderni. Del resto se uno è matto, lo è del tutto: vi pare che non ho fisime anche con le penne? A sfera e stilografiche e con gli inchiostri più svariati, dalla china al gel, penne pesanti, leggere, spesse, sottili, in plastica e in metallo, a scatto e col cappuccio. Ma mi ritrovo a scrivere sempre con una Bic. Colore blu, versione Mexico.
Sì perché, tra le infinite versioni di questa celebre penna, quella prodotta in Messico è diversa: sarà per la sfera, o per l’inchiostro più saturo, la Bic messicana scrive senza quella fastidiosa sbavatura biancastra che solitamente affligge le Bic.
Utilizzo sia la versione «Cristal», con fusto trasparente e punta media (1mm), sia la «Naranja», con fusto giallo-arancio e punta sottile (0,7 mm). Quest’ultima corrisponde al ben noto modello «Orange», che però in Europa si trova ormai quasi solo nella versione «Grip», dotata di una fastidiosa gommatura nella parte anteriore.
Il modello Naranja è comodissimo per scrivere, ma anche per abbozzare disegni e piantine di luoghi e città; il Cristal, dal tratto appena più largo, torna comodo per ripassare i tratti principali dei disegni, o per evidenziarne alcune parti.
Come si riconoscono le Bic messicane? Facile: su uno dei lati del fusto esagonale, vicino al tappino posteriore, è stampigliata la scritta «MEXICO».
Lo so, a questo punto state pensando che io sia un maniaco. Ma date un’occhiata qui.

Raccontare usando solo carta e penna sarebbe come cucinare con solo aglio e olio. Molto utili, complementari e talvolta indispensabili, sono strumenti che sembrano non avere niente a che fare con la scrittura: un paio di scarpe comode e adeguate alla situazione, un cappello per il sole o per la pioggia, un paio di guanti o di muffole con le dita apribili, una borsa o un comodo zainetto, magari un ombrello, del nastro adesivo, e così via.
Poi ci sono gli strumenti tecnologici veri e propri: macchina fotografica, computer portatile, registratore audio, gps, smartphone. La lista sarebbe lunga, e variabile a seconda dei casi. Ma ne scriverò in un prossimo post. Per oggi ne avete abbastanza, di motivi per darmi del matto.