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travels | cammino di santiago

 

 

«Io parto.» Era un giorno di gennaio del 2004. Eravamo a villa Candida, la grande casa di Salvatore nel centro di Piedimonte, a sud dei monti del Matese. La Campania è un posto complicato, ci sono tanti modi per convivere con la sua complessità, si può starsene all’ombra o al bar, come in un Messico napoletano, oppure si possono fare progetti.
«Io parto» aveva detto Salvatore.

Quel giorno di gennaio, fuori pioveva e l’inverno non lasciava margine a partenze se non a quelle tessute con la fantasia. Ma andava bene anche così, viaggiare d’inverno davanti al caminetto. Viaggiare senza partire.

La luce e l’aria gettavano un ponte tra i nostri occhi. Salvatore tolse il tappo al falerno e ne venne fuori un aroma carico di umori. Scaraffò il vino.
«A maggio vado a Santiago de Compostela. Se la cosa ti motiva, andiamo insieme. Intanto adesso ci beviamo su.»
«Santiago…» sussurrai.
Salvatore fece uno dei suoi sorrisi zeppi di intenzioni. Evidentemente la malizia contagia.
Disse: «Il vino adesso lo lasciamo riposare per bene. Non c’è fretta».
È il mio motto, non il suo. Mi fece strano sentirglielo pronunciare. Alla strada per Compostela pensavo da anni, e se non avevo ancora intrapreso quel viaggio era soprattutto per indolenza. Il Cap è un curatore di questi mali, un rimedio contro la pigrizia, e così, prima che riaprisse bocca, ero già persuaso.
«Ci sto» dichiarai, senza aspettare ulteriori spiegazioni.
 

 

Questo viaggio l'ho fatto in bicicletta insieme agli amici Salvatore Capasso, Alessio Civitillo e Marcellino Di Muccio. Loro sono più veloci di me, quindi ci siamo ben presto separati, e mi sono ritrovato a pedalare da solo. Poco male: viaggiare da solo mi è sempre piaciuto: incontri gente e approfondisci il contatto coi luoghi. Ma sono un "ciclopellegrino pentito": il Cammino di Santiago è forse l'unico posto al mondo in cui, in sella a una bici, ti accorgi di andare troppo in fretta. Giunto a Santiago, ho spedito la bici a casa e mi sono incamminato a piedi per Capo Finisterre. E' stato un bel viaggio, in soli tre giorni ho vissuto sensazioni che non avevo conosciuto in sella alla mia bicicletta.

Prima di partire avevo conosciuto Mirella Tenderini, curatrice della collana Le Tracce, dell'Editore CDA&Vivalda. Quando ha saputo del mio viaggio mi ha chiesto se avevo voglia di raccontarlo. Ne è nato un altro viaggio, stavolta insieme a Manuela Merlo sul Camino del Norte. E poi è spuntato anche il libro, che è stato pubblicato nella primavera del 2006 col titolo "La via di Santiago".

 

Distanza percorsa

In bicicletta: circa 850 km da Saint Jean Pied-de-Port (Pirenei, Francia) a Santiago de Compostela (Galizia, Spagna).
A piedi: circa 100 km da Santiago de Compostela a Capo Finisterre

 

Il libro

 

La via di Santiago

Natalino Russo

CDA&Vivalda Editori, 2006

256 pp. + 8 tavole a colori

ISBN 88-7480-083-5

 

Articoli

Ho pubblicato un reportage su PleinAir (n. 392), e un altro su Cicloturismo (ottobre 2005).

 

Qui puoi scaricare i reportage in pdf.

 

Qui sotto il testo integrale dell'articolo su Cicloturismo.

 

 

 

 

 

A pedali sotto la Via Lattea

Non è soltanto il titolo di un famoso e introvabile film di Luis Buñuel ambientato sulla strada per Santiago de Compostela. La Via Lattea è la striscia di cielo che accompagna, fin dal Medioevo, i pellegrini diretti verso la città della Galizia in cui la tradizione vuole riposino le spoglie dell'apostolo Giacomo.

Pedalando su per montagne verso i valichi, per la desolata meseta tra Burgos e León, oppure per le verdeggianti colline della Galizia, la compagnia delle stelle è una costante. Diretto a ovest, questo è un viaggio dell'anima, un itinerario niente affatto originale, percorso da migliaia di persone per i motivi più disparati: semplici donne e uomini, ministri, uomini di cultura e diplomatici, studiosi e sportivi, pellegrini in marcia sotto il simbolo della conchiglia che da secoli rappresenta questo pellegrinaggio.

E' un viaggio fatto e rifatto, e forse proprio in questo sta il suo fascino, nella traccia sottile e indelebile di quanti ci sono già passati. Nei segni che hanno lasciato, in una tradizione che marca i diversi popoli di País Vasco, Navarra, Rioja, Castilla y León, Galicia. Diverse regioni e diverse lingue, storia e culture, aspirazioni, paesaggi. La freccia gialla che guida i viandanti diretti a Santiago è un tratteggio che attraversa un intero paese da est a ovest. Impossibile perdersi, si tratta solo di mettersi in sella e, senza alcuna fretta, pedalare verso l'oceano.

In viaggio per Santiago Le vie per Santiago sono molteplici, attraversano tutta l'Europa secondo un disegno a raggiera. La più famosa e interessante è quella chiamata Camino Francés. Il viaggio ha inizio al piede del versante francese dei Pirenei, nel piccolo centro di Saint Jean-Pied-de-Port.
Qui otteniamo subito il primo sello (timbro) sulla credencial (vedi la miniguida) e, attraversato prima il barrio español e poi la porta di Notre Dame, ci mettiamo sulla salita verso il Puerto de Ibañeta, a quota 1057. E' un inizio faticoso, dopo un'intera giornata in autostrada venendo dall'Italia e una notte troppo corta per riguadagnare forze. Ma pian pianino siamo in cima e poco dopo già a Roncevalles, il mitico luogo delle gesta di Orlando. Non è un vero e proprio centro: una chiesa con convento, un paio di accoglienti ristori e l'albergue de peregrinos, cioè l'ostello per i pellegrini.
Il paesaggio è alpino: tutto intorno maestose montagne e boschi a perdita d'occhio, e pascoli e profumi. Per chi è a piedi la prima tappa finisce qui. Ma la nostra pedalata continua.
In breve attraversiamo bei centri dai nomi evocativi come Burguete, Zubiri, Larrasoaña. Ci sembra di giungere a Pamplona in un batter di pedali. Una breve visita al centro, ma il tempo stringe e il nostro obiettivo è raggiungere per la sera Puente la Reina. Qui il Camino Francés si unisce a quello Aragonés proveniente da un altro importante valico dei Pirenei, il Puerto de Somport. Ci accomodiamo per la nostra prima notte sul Camino. L'accoglienza all'Albergue de Padres Reparadores è ideale: comodi letti, postazioni internet, parcheggio interno per le bici. Riposiamo benissimo.

Siamo in quattro con altrettante bici: Salvatore, Marcellino, Alessio ed io. Tutti con borse, io con un carrello fatto in casa (fortuna di avere un papà ingegnoso) sul quale ho caricato gli otto-nove chili che mi porto dietro. Siamo in giugno e la bella stagione ci evita anche il peso di un abbigliamento pesante.
Abbiamo ritmi diversi e io resto quasi sempre indietro, intento a fare foto e a pedalare sereno. Dopo Puente la Reina la strada ci conduce, passando per Logroño, capitale della Rioja, alla graziosa Nájera, dove concludiamo la seconda giornata in sella con una cena abbondante e un sonno ristoratore nel moderno ostello locale. Il Camino de Santiago , tante volte sognato e desiderato, comincia a prendere forma sotto i pedali: “Caminante no hay camino, se hace camino al andar” ricordano i versi di Antonio Machado.

Il giorno dopo ci aspetta una tappa interessante. Con l'obiettivo di raggiungere Burgos passiamo per Santo Domingo de la Calzada, dove visitiamo la bella cattedrale. All'interno ci accoglie il canto di un gallo, in bella mostra in una teca ben illuminata e preparata a mo' di pollaio, in una cappella a sinistra della navata centrale. E' un gallo importante, legato a un famoso miracolo del passato, uno dei tanti che insieme a leggende e aneddoti popolano il Camino de Santiago (vedi scheda).
Ci facciamo timbrare la credencial e siamo nuovamente in sella. La strada per Burgos è ancora lunga. Attraversiamo graziosi centri come Redecilla del Camino, Espinosa del Camino, Atapuerca (a poca distanza le famose grotte), e a sera quasi fatta approdiamo a Burgos, che si presenta come una grande ma accogliente città. Districandoci nel traffico urbano, un po' domandando un po' andando a naso, riusciamo a guadagnare il bel parco in cui è ubicato l'albergue. Qui facciamo conoscenza con un ragazzo che ha caricato le sue cose su un passeggino e sta andando da Londra a Città del Capo. E' partito tre mesi fa, chissà quanto tempo ha ancora davanti.

Il giorno dopo facciamo un giro veloce al centro, passando in bici davanti alla maestosa facciata della cattedrale, dove un pellegrino in bronzo se ne sta seduto su una panchina a riposare.
L'uscita da Burgos con le prime luci del mattino è suggestiva. Per un'agevole sterrata attraversiamo campi coltivati, fino a ritornare su asfalto. Il sentiero dei pellegrini continua leggermente più a sud, ma noi decidiamo di seguire la strada, anche perché il mio carrello non mi consente di percorrere fondi molto accidentati. E' così che arriviamo a Castrojeriz, passando per minuscoli centri dove non incontriamo un'anima, per campi di grano verdissimi e sterminati, non avendo avanti altro che la linea dell'orizzonte. Solo verso nord, sfumate sullo sfondo, le sagome di alcune montagne, che però a quella distanza non incutono alcun timore.

Ormai il paesaggio è cambiato, questa è già la Spagna come la conoscono tutti, polvere e sole, perfetto luogo comune. A un certo punto mi accorgo di aver perso il contatto con gli altri. Accendo il cellulare: un sms dice “siamo diretti a Sahagún”. Io però ho voglia di fermarmi. Faccio ancora qualche chilometro, seguendo una bella e dritta sterrata che taglia per campi, poi approdo a Calzadilla de la Cueza, dove la scritta “albergue” ci mette poco a convincermi. Mi fermo lì. Riaccendo il telefono e mando un sms: “ci vediamo in Italia”.
E' una bella sera, solitaria e tranquilla. Faccio conoscenza con i gestori dell'ostello, il brasiliano Acacio e l'italiana Orietta. Sono simpatici, e mi raccontano una gran quantità di aneddoti. Decido che il modo migliore di fare questo viaggio è davvero andar piano, il più possibile, in modo da arrivare presto negli ostelli e parlare con gli altri pellegrini camminatori e pedalatori. Dietro ogni volto c'è un mondo che vale la pena scoprire.

Un altro risveglio. Ormai è il quinto giorno. Continuo ancora per bei sentieri che attraversano centri rurali come Bercianos del Real Camino, El Burgo Ranero, Reli ego s. A Mansilla de las Mulas il percorso finisce parallelo alla strada e non c'è più traccia d'ombra. Le porte di León. Fa un caldo terrificante anche perché sono le ore centrali del giorno.
L'avvicinamento alla città è spossante, si svolge inevitabilmente tutto in una periferia piuttosto brutta, e ancor peggio è il tratto successivo, ovviamente dritto a ovest, col sole che brucia la faccia. Pedalo pedalo e prima di sera sono ad Astorga. Ho fatto 145 Km e barcollo. Volevo andar piano ma il paesaggio della meseta mi ha fatto pedalare come in trance.
Entro dell'Albergue de San Javier, a due passi dalla cattedrale e dal palazzo vescovile opera di Gaudì. Qui incontro i miei amici, che sono stupiti di vedermi arrivare. Ci abbracciamo e ci scambiamo larghi sorrisi, ma loro hanno intenzione di rispettare un programma a tappe, io da domani voglio andare pian pianino. Decidiamo che davvero ci si vede in Italia. La buonanotte è un saluto a lungo termine.

Al mio risveglio sono già partiti. E' il sesto giorno, mi attende la salita del Puerto de Manjarín, e mi avvio rassegnato. Per strada incontro un brasiliano in monociclo. Fa parte della larga schiera di personaggi che fanno il cammino in modo personale, stravagante, a volte massacrante. Una foto anche a lui e via per la salita. El Ganso, Rabanal del Camino, Foncebadón e finalmente Manjarín. Qui una grossa croce di ferro è ricettacolo di pietre che i pellegrini si portano da casa per aggiungere un granello a un'opera collettiva. Davvero impressionante.
Ma ora è discesa. Una cartello avverte i ciclisti della forte pendenza. Infatti le leve dei freni della mia vecchia bici mi procurano fitte agli avambracci, e in poco sono al piccolo borgo di El Acebo, primo paesino della verde regione del Bierzo. Ecco altri tornanti e poi già Molinaseca, con un bel fiume e un prato erboso affollato di ragazze che prendono il sole. Fa nuovamente caldo, col fiatone arrivo a Ponferrada. Vado all'albergue e appena entrato incontro Fabrizio Ardito , amico di Roma che sta andando a piedi. E' partito tre settimane fa, ne ha ancora almeno una. Dopo lo stupore e la contentezza del caso, chiacchieriamo del più e del meno, e tra un più e un meno anche delle differenze tra pellegrini a piedi e pellegrini in bici. Ceniamo insieme in un ristorantino del centro, mentre fuori impazza un bell'acquazzone, l'unico in tutto il mio Camino.

Anche la partenza da Ponferrada è piacevole, con le prime luci del mattino. Questa è quasi Galizia. Scritte ovunque ricordano la fierezza locale e le rivendicazioni nazionaliste: “Isto è a Galiza”, oppure “Falamos gal ego , somos Gal ego s”. Sono a Pereje, manca già poco al villaggio di Herrerías, dove ha inizio la salita più temuta di tutto il Camino: il puerto di O Cebreiro. Non è un gran dislivello: 650 metri in circa 8 Km. Ma il tratto duro è negli ultimi tre, che portano a salire di 400 metri. Il carrello mi tira dietro come un mulo ostinato, e devo fermarmi più volte a riprendere fiato. Intanto all'orizzonte si sta preparando una gran tormenta, come si dice da queste parti: c'è il sole ma l’orizzonte è grigio cupo, e tutto intorno esplodono cromatismi da brivido. All'arrivo si alza il vento. Lascio bici e bagagli all'albergue e sono già fuori con la macchina fotografica. Il paesaggio è maestoso, e i colori lo rendono emozionante. Da una parte tutta la strada fatta, dall'altra ormai la Galizia e i chilometri da fare. Concludo la giornata al vento, scattando foto alle case in pietra del borgo di O Cebreiro illuminate dal sole arancio del tramonto.

E questa era l'ultima grande salita del percorso. Ottavo giorno. Pedalo tranquillo su un altopiano fino all'altro passo, l'Alto do Poio (1337 m), seguito da una discesa infinita per curve e campi coltivati. Tutto è cambiato. E' uno spettacolo di verde e di pascoli. Da questo momento lascio l'asfalto e mi decido a stare il più possibile su sterrato. E così attraverso paesini come Triacastela e San Xil, percorrendo uno stradone in decisa salita ma splendido, di case rurali e ruscelli e ponti di legno. E' un massaggio per l'anima. E un invito ad andare ancor più piano.
Incontro un'austriaca sulla sessantina, partita a piedi da Roncesvalles con un cagnolino. Sorride: “Ormai manca poco”. E se lo dice lei...

L'ottava notte l'ho trascorsa a Portomarín, centro al bordo di un lago artificiale che ha costretto gli abitanti a sfollare portandosi anche la cattedrale e alcuni pezzi dei migliori palazzi. Notte di pavimento di palestra comunale. Ma ero così stanco, e anche un po' felice, che ho dormito profondamente. E poco dopo l'alba, che a questa longitudine viene più tardi, ero già in sella, attraverso le nebbie del lago, per il sentiero che sale dolcemente verso Ventas de Narón. Ormai manca davvero poco. Dai 704 metri di quota di Ventas scendo col vento in faccia verso Palas de Rei e finisco a pranzare a Melide, riservandomi per il pomeriggio la breve salita tra Ribadizo da Baixo e Arzúa. E ad Arzúa mi fermo a dormire, per l'ultimo pernotto prima di Santiago .
Qui in Galizia gli ostelli per pellegrini sono molto curati. Alcuni sono stati rifatti da poco con fondi europei. Sembrano piccole case svedesi, curate nei minimi dettagli, accoglienti e con hospitaleros cortesi e sempre sorridenti, come se stare lì ad accogliere ogni giorno decine di pellegrini fosse il sogno della loro vita.

Ma forse comincio ad essere stanco. La ragazza dell'ostello mi sveglia dicendomi “Chiudiamo alle otto e mezza”. “Sì, sì – faccio io – scusa, mi alzo subito”, e noto che non c'è più nessuno. “Il fatto è che sono le nove...”, conclude lei con un sorriso. Sì, sono proprio stanco. Ma da qui a Santiago restano solo trentacinque chilometri senza dislivelli significativi. Mi metto in sella e copro al rallentatore l'ultimo tratto. Vorrei rallentare ancora, andare più piano.
Quando Santiago è in vista non mi sembra vero. Pedala e pedala, con lo sguardo a terra o guardando la campagna di lato, e nell’ultimo tratto boschi di eucalipti. Improvvisamente sbuca il luogo atteso, la meta del “pellegrinaggio”.

Una stele in granito annuncia la città. Gli ultimi dieci chilometri sono di periferia, mi aggiusto sulla sella e ci do dentro. Alto del Monte do Gozo, dove i pellegrini si fermano a prendere fiato. Poi l'ingresso nella città. E la strada per il centro, edifici austeri in granito, segni di un passato di grandi aspirazioni. All'inizio del XII secolo, Diego Gelmírez, vescovo di Santiago e cancelliere di Galizia, portò addirittura la città a competere con Roma come capitale della cristianità.
Passo sotto un portale dove una ragazza sta suonando la gaita (cornamusa, strumento tradizionale della Galizia), poi sbuco nella Piazza do Obradoiro, la pizza dell'opera d'oro. E' un lastricato di granito, il mio carrello saltella rumorosamente. Tutti si voltano e parte un applauso che mi emoziona. Ed ecco la grande cattedrale, eccessiva nelle forme e nelle decorazioni.
Voglio assistere alla funzione delle dodici. Non sono credente, ma sto facendo un percorso che ha basi religiose e voglio farlo conoscendone tutti gli aspetti. La messa è in varie lingue, e alla fine si celebra il rito del Botafumeiro. E' un enorme incensiere sospeso alla cupola della cattedrale per mezzo di un robusto canapone. Manovrato da otto persone in toga, l'incensiere viene acceso e fatto oscillare come un'impressionante altalena nel transetto affollato di fedeli, pellegrini-camminatori e semplici curiosi. E' uno spettacolo emozionante, anche perché la scenografia è curata nei minimi dettagli: al momento del rito parte la polifonia di un coro accompagnato dall'organo a canne. E così anche chi non è infervorato da motivi religiosi non può resistere alla commozione. Il Botafumeiro rappresenta il momento dell'arrivo, e pochi riescono a trattenere le lacrime.


Ancora più a ovest Il viaggio finirebbe a Santiago , ma avevo deciso di andare ancora più piano e voglio rispettare il patto con me stesso. Sicché impacchetto la bici e la spedisco direttamente a casa. Mi metto sulle spalle uno zainetto col minimo indispensabile e decido che è il caso di andare fin dove finisce la terra, a Capo Finisterre. Da Santiago all'oceano sono cento chilometri. Ci sono due rifugi intermedi, quindi tre tappe obbligate di circa trenta chilometri ognuna. Il giorno dopo sono già in cammino. Non immagino che bello sarà camminare dopo tanto pedalare, che bello andare ancora più piano di una bici. Non immagino che condividerò pezzi di strada con chi è partito a piedi da Parigi, da Amsterdam o addirittura da Gerusalemme. Sono persone diverse tra loro, ognuna con la propria motivazione. Ma gli argomenti comuni abbondano e anche le emozioni e i sentimenti e la possibilità di metterli su un piatto comune.
Sicché mi metto in cammino verso Finisterra. So che impiegherò tre giorni. Ma ancora non so quanto sarà bello, una volta sull'oceano, vedere un camminatore che alza le braccia e grida “por fin!” e si getta nell'oceano con tutto lo zaino. Non immagino che incontrerò un vecchio marinaio, don Ramón, con la voglia di raccontare storie di mare. Non so neppure che guardare il tramonto dal Faro di Fisterra sarà come stare sulla prua di una nave, su una zattera di pietra, per dirla con Jose Saramago. Ma questa è una storia fatta più di piedi che di pedali, e la racconto un'altra volta.


I posti più belli

Finisterre/Fisterra E' il Finis Terrae dei Romani, il luogo dove finisce il mondo, il punto più a ovest dell'Europa. Non è di per sé un luogo speciale, soprattutto se paragonato al resto della Costa da Morte, la famigerata costa tristemente famosa per i numerosi naufragi. Tutta la costa è splendida, granitica e accidentata. Fisterra, così si chiama il paesino in lingua galega, è speciale per il fatto che alcuni dei pellegrini che raggiungono Santiago decidono di proseguire il cammino e raggiungere il mare. Rappresenta forse il punto di vista laico di un percorso che ha radici profondamente religiose.
In estate, momento di maggiore affluenza per tutto il Camino, da Santiago a Fisterra vanno tra i venti e i trenta peregrinos al giorno, a fronte delle centinaia che si fermano nella città dell'apostolo. E' molto significativo che nell'ultimo albergue, quello di Fisterra, appunto, non esista la possibilità di lavare i panni. “Aquí sólo se quema”, avverte B ego ña, la sorridente hospitalera, Qui si brucia soltanto. E infatti è tradizone che i pellegrini, arrivati al Faro di Fisterra, facciano un rogo con i panni indossati lungo il cammino. E' un rito denso di riferimenti, uno dei tanti che si incontrano lungo il Camino.

I campi di Galizia Sebbene tutto il percorso sia denso di luoghi interessanti, probabilmente la maggiore soddisfazione si ha pedalando per i campi di Galizia. Sarà perché manca ormai poco e gli ostacoli sono finiti, sarà per l'emozione accumulata lungo i chilometri già percorsi, o forse perché si è ormai entrati nella catarsi del viaggio, ma la Galizia è lì ad attendere con un paesaggio verdissimo e ricco di emozione. Dopo il passo di O Cebreiro si pedala (o cammina) sempre per piccoli villaggi con stalle e evidenti segni di una cultura rurale, che è il segreto dello sviluppo ormai inarrestabile di questa terra.
La Xunta de Galicia (il governo della regione) ha compreso appieno il valore del ritorno alla lentezza e alle abitudini di una volta e sta investendo molto per recuperare e utilizzare al meglio quelli che fino a qualche anno fa erano visti come segni di arretratezza e oggi sono doti rare e ricercate.

Il monastero diroccato di San Antón Superata Burgos, circa 7 Km dopo Hontanas e 3 prima di Castrojeríz, lungo stradine secondarie di grande fascino, è il convento diroccato di San Antón. Contrafforti e alte arcate slanciate verso il cielo, la volta crollata ormai da tempo, il luogo è stato trasformato in albergue de peregrinos. L’ordine di Sant’Antonio, fondato nel 1095 nel Delfinato francese, arrivò a costruire e controllare oltre quattrocento ospedali grazie alle conoscenze nella cura del fuoco di Sant'Antonio. I monaci vest ivan o tunica nera col segno tau (la T dell'alfabeto greco), praticavano la carità e accoglievano i pellegrini. Per questo divennero famosi nella tradizione del Camino, e forse per questo il luogo è ancora oggi destinato all'accoglienza di quanti sono diretti a Santiago .


Miniguida

Arrivare Il Camino de Santiago può essere fatto in tanti modi e secondo le personali esigenze e disponibilità di tempo. E' possibile iniziare a camminare o pedalare in un punto qualsiasi del percorso oppure, per i puristi, direttamente dalla porta di casa. Il percorso classico comincia a Roncesvalles o, se si ha voglia di farsi la salita dei Pirenei, a St. Jean Pied-de-Port. Arrivare fin lì dall'Italia è possibile in treno sfruttando parte della tratta Milano-Barcelona, oppure in aereo atterrando a Bayonne o Biarritz e poi proseguendo con il trenino per St. Jean. Un'alternativa è arrivare al punto di partenza in auto, lasciandola in uno dei tanti parcheggi liberi della cittadina.
Un po' più complicato può risultare il ritorno da Santiago . Chi è arrivato alla partenza in macchina avrà l'esigenza di tornare a recuperarla. Da Santiago è possibile prendere un autobus della compagnia Enatcar (circa 35 €), portando la bici al seguito oppure spedendola per corriere (costoso, generalmente sui 170 €) o per posta (circa 40 € per pesi fino a 15 Kg). La spedizione postale richiede l'imballaggio a cura del mittente. Il servizio è offerto da Valocípedo, n ego zio di bici sito in Rua de San Pedro, 23, Santiago (tel. 981/580260). Offre un servizio di imballaggio completo e accurato per 12 €, nonché parcheggio della bici a prezzi modici.
Ogni altra informazione di tipo logistico può essere richiesta a Santiago rivolgendosi alla Oficina de Atención al Peregrino, all'angolo tra Rua do Vilar e Praza das Platerías, oppure alla Oficina de Turismo, al n. 43 di Rua do Vilar. Il personale è gentilissimo e sarà lieto di darvi una mano.

Dormire L'ultimo dei problemi sul Camino de Santiago è quello dei pernottamenti. Tutto il percorso è attrezzato con ostelli denominati “albergues de peregrinos”. L'accesso è riservato ai pellegrini in possesso della credencial. I costi sono bassissimi. Gli albergues pubblici, generalmente contrassegnati dalla dicitura “municipal” funzionano spesso a offerta volontaria. Quelli privati hanno un costo compreso tra 4 e 6 € a notte.
Aprono generalmente nel primo pomeriggio, chiudono tra le 8 e le 9 del mattino. Sono quasi sempre puliti, e i pellegrini rispettosi. E' raro il caso di non trovare posto; eventualmente vengono messe a disposizione le palestre municipali (polideportivos), un po' più scomode ma sempre dotate di docce calde.
Negli albergues viene data precedenza a chi va a piedi, ma sono rari i casi in cui occorre attendere le otto di sera prima di vedersi assegnare un letto. Generalmente anche a posti letto esauriti è possibile ottenere un materasso da collocare sul pavimento. E' comunque prudente portarsi un dormiben. Ai ciclisti è assicurato quasi sempre un luogo sicuro, interno o addirittura custodito, dove lasciare la bici per la notte.
Negli ostelli non esiste pericolo di furti, anche perché nessun pellegrino oserebbe caricarsi di altro peso oltre al proprio bagaglio. Anzi è comunissimo trovare piccole biblioteche estemporanee con testi nelle lingue più svariate, lasciati da camminatori stufi di portarsi dietro peso inutile.
Ovviamente quasi in ogni luogo si può scegliere di dormire in alberghi di diverse catego rie, mai troppo cari a meno che non si vada alla ricerca del lusso. Tuttavia il consiglio è di fare uso degli ostelli dedicati ai pellegrini, non solo per la cura e la cortesia, quanto per vivere la vera esperienza del Camino. Racconti, leggende, scambi di idee e di indirizzi: il cammino di Santiago è prima di tutto un luogo di incontro. Il ciclista che si ferma a parlare con gli altri pellegrini sopperisce allo svantaggio di avere una maggiore velocità rispetto a chi va a piedi. Il Camino è uno dei pochi posti in cui pedalando si ha la sensazione di andare troppo in fretta.
La credencial del peregrino è il documento che attesta la status di pellegrino. Si può ottenere all'inizio del percorso o presso qualsiasi ostello autorizzato. Chi volesse premunirsi del documento già in Italia può rivolgersi alla Confraternita di Santiago di Compostella (via Francolina 7, 06123 Perugia, tel. 075/5736381). Il servizio è gratuito, anche se è buona abitudine fare un'offerta. La credenziale va timbrata lungo il percorso, presso gli ostelli e in altre strutture, e una volta a Santiago dà accesso alla Compostela, l'attestato di avvenuto pellegrinaggio

Gli ostelli lungo il percorso sono curati da associazioni di “amigos del camino”, sparse in tutta la Spagna. Molta cura, soprattutto negli ultimi anni, è dedicata all'argomento dalla Xunta de Galicia (Governo di Galizia), che ha un proprio sito internet (www.xunta.es) dove è possibile reperire ogni tipo di informazioni pratiche.

Mangiare Da St. Jean a Santiago sono rari i tratti di strada o di sentiero privi di punti di ristoro, bar, piccoli ristoranti. Pressoché tutti hanno un “menú del peregrino”: per prezzi mai superiori ai 10 € (generalmente sui 7 €) offrono un pasto abbondante sia a pranzo sia a cena: primo, secondo, contorno, frutta, dolce e vino. E' tuttavia possibile, e qualche volta preferibile, ordinare piatti alla carta. Il percorso è attrezzatissimo, non c'è alcun bisogno di caricarsi di generi alimentari, acquistabili ogni pochi chilometri.
L'itinerario attraversa un intero paese, per cui non è facile consigliare pietanze. In tutta la Spagna preparano come dolce (postre) deliziosi flan, budini. Consigliato quello di vaniglia.
In Galizia non si può perdere il gustoso “pulpo a la gallega”, servito nelle numerose pulperías che si incontrano per strada, spesso segnalate dalla immancabile freccia gialla. Santiago è piena di ristoranti e locali per turisti, per cui non si avrà alcuna difficoltà a trovare un tavolo dove sedersi. Consigliamo l'ottimo Restaurante Hotel Rey, Dr. Abril Ares 4, Santiago (tel. 981/584906), proprio alle spalle della cattedrale. Chi invece volesse respirare l'atmosfera del luogo può fermarsi nella taverna O Catro, spartana e affollata di operai e lavoratori che parlottano in gall ego . Si trova all'imbocco di Rua de San Pedro e ha prezzi popolari come l'ambiente delle sue due sale. A Fisterra si può mangiare ottimo pesce al Restaurante Os Tres Golpes, Rua das Hortas 2 (tel. 981/740047).

La bici ideale Nato nel Medioevo per affermare fino all'estremo ovest dell'Europa il potere della Chiesa, negli ultimi tempi il Camino de Santiago sta vivendo un rilancio significativo. E' frequentato ogni anno da migliaia di “pellegrini”: religiosi, scettici, inseguitori di miti e anche semplici camminatori e pedalatori, appassionati di lunghi viaggi. Questa grande e storica frequentazione, oltre ad incrementarne la fama e ad alimentare miti e leggende, ha consentito al percorso di consolidarsi e alle tradizioni locali di cementarsi intorno ad esso. Esiste un sentiero per gli appiedati, sempre molto ben segnalato con frecce gialle e con il resto dell'iconografia del Camino. Ma c'è anche la strada asfaltata, percorsa dalla maggior parte dei ciclisti, nonché dai tanti che decidono di incrociare almeno per un tratto, in macchina, la mitica strada dei pellegrini jacopei.
Si può scegliere quindi di percorrere integralmente il sentiero, mai eccessivamente accidentato, ma che comunque richiede una buona mtb, meglio se ammortizzata. Oppure di fare la strada normale, sempre asfaltata. In questo caso una qualunque bici va bene, anche da strada, meglio se ibrida o city-bike. La scelta migliore è probabilmente un percorso misto, tenendosi sullo sterrato e passando all'asfalto ogniqualvolta le condizioni del fondo si fanno eccessivamente disagevoli. In questo caso va bene una mtb di media qualità. E' fondamentale dotarsi di portapacchi robusti. Non è indispensabile invece essere attrezzati per riparazioni importanti, dal momento che si attraversano numerosi centri abitati. E' sufficiente un kit per le forature.


Curiosità

Buen camino! Iconografia e simboli del Camino Essendo un itinerario storico, il Camino de Santiago è andato arricchendosi di miti e leggende e significati esoterici, spesso sintetizzati in simboli che sono diventate vere e proprie icone. Il più diffuso e conosciuto è la conchiglia (pecten jacobeus, più semplicemente detta concha de Santiago ) emblema di saggezza e simbolo dell'avvenuto pellegrinaggio. Dal Medioevo in poi i pellegrini giacobei di ritorno dal luogo sacro si sono fregiati della conchiglia, rendendolo il simbolo universale del Camino: quasi tutti coloro che intraprendono la marcia ne hanno una già alla partenza.
Gli antichi pellegrini diretti a Santiago vestivan o un mantello scuro con sopra cucita la croce di Santiago , e si appoggiavano a un bastone (detto cayado o bordón) che recava legata in cima una zucca (calabaza) con funzione di borraccia per l’acqua e il vino. Per riparare il capo dal sole e dalla pioggia usavano un cappello detto semplicemente sombrero. Conchiglia, zucca e bastone sono ancora oggi i simboli più diffusi lungo il cammino, e rendono riconoscibili i viandanti.

Il miracolo del gallo di Santo Domingo Tra le innumerevoli leggende di miracoli e strani accadimenti lungo il Camino de Santiago , una delle più famose è quella di Santo Domingo de la Calzada, cittadina a una ventina di chilometri dopo Nájera, fondata dal santo intorno all’anno Mille. Santo Domingo in realtà costruì la calzada (il sentiero), incrementò l’ospedale e pose la prima pietra di egodella cattedrale che in seguito gli fu dedicata.
La leggenda vuole che in questo paraggio approdasse una famiglia di pellegrini proveniente da Colonia. La famiglia si sistemò in una taverna locale, e durante la notte la figlia del locandiere tentò il giovane figlio dei due pellegrini. Il ragazzo però resistette alle avance, e la ragazza per vendicarsi gli mise una coppa d’argento nella bisaccia. Sicché il giovane fu accusato di furto e condannato all’impiccagione. I due genitori, affranti per la perdita del figlio, decisero di continuare comunque il pellegrinaggio. Al ritorno trovarono il figlio ancora impiccato all’albero, vivo, sostenuto dal santo. Quindi corsero dal magistrato, il quale stava mangiando e rispose che la storia era credibile quanto potevano essere vivi i due polli nel suo piatto. Non appena pronunciò quelle parole, ai polli del suo piatto spuntarono le penne e si misero a cantare.
In ricordo di questo accadimento leggendario, nella cattedrale c’è tutt’oggi una gabbia di legno con grata rinascimentale, e all’interno vive una coppia di galli ben pasciuti. I galli vengono sostituiti ogni venti giorni per far sì che restino in forma.

 

 

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Grazie ad Antonello D'Albore per le scansioni

 

 

 

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