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A pedali sotto la Via Lattea
Non è soltanto il titolo di un famoso e introvabile film di Luis
Buñuel ambientato sulla strada per Santiago de Compostela. La
Via Lattea è la striscia di cielo che accompagna, fin dal
Medioevo, i pellegrini diretti verso la città della Galizia in
cui la tradizione vuole riposino le spoglie dell'apostolo
Giacomo.
Pedalando su per montagne verso i valichi, per la desolata
meseta tra Burgos e León, oppure per le verdeggianti colline
della Galizia, la compagnia delle stelle è una costante. Diretto
a ovest, questo è un viaggio dell'anima, un itinerario niente
affatto originale, percorso da migliaia di persone per i motivi
più disparati: semplici donne e uomini, ministri, uomini di
cultura e diplomatici, studiosi e sportivi, pellegrini in marcia
sotto il simbolo della conchiglia che da secoli rappresenta
questo pellegrinaggio.
E' un viaggio fatto e rifatto, e forse proprio in questo sta il
suo fascino, nella traccia sottile e indelebile di quanti ci
sono già passati. Nei segni che hanno lasciato, in una
tradizione che marca i diversi popoli di País Vasco, Navarra,
Rioja, Castilla y León, Galicia. Diverse regioni e diverse
lingue, storia e culture, aspirazioni, paesaggi. La freccia
gialla che guida i viandanti diretti a Santiago è un tratteggio
che attraversa un intero paese da est a ovest. Impossibile
perdersi, si tratta solo di mettersi in sella e, senza alcuna
fretta, pedalare verso l'oceano.
In viaggio per Santiago Le vie per Santiago sono
molteplici, attraversano tutta l'Europa secondo un disegno a
raggiera. La più famosa e interessante è quella chiamata Camino
Francés. Il viaggio ha inizio al piede del versante francese dei
Pirenei, nel piccolo centro di Saint Jean-Pied-de-Port.
Qui otteniamo subito il primo sello (timbro) sulla credencial
(vedi la miniguida) e, attraversato prima il barrio español e
poi la porta di Notre Dame, ci mettiamo sulla salita verso il
Puerto de Ibañeta, a quota 1057. E' un inizio faticoso, dopo
un'intera giornata in autostrada venendo dall'Italia e una notte
troppo corta per riguadagnare forze. Ma pian pianino siamo in
cima e poco dopo già a Roncevalles, il mitico luogo delle gesta
di Orlando. Non è un vero e proprio centro: una chiesa con
convento, un paio di accoglienti ristori e l'albergue de
peregrinos, cioè l'ostello per i pellegrini.
Il paesaggio è alpino: tutto intorno maestose montagne e boschi
a perdita d'occhio, e pascoli e profumi. Per chi è a piedi la
prima tappa finisce qui. Ma la nostra pedalata continua.
In breve attraversiamo bei centri dai nomi evocativi come
Burguete, Zubiri, Larrasoaña. Ci sembra di giungere a Pamplona
in un batter di pedali. Una breve visita al centro, ma il tempo
stringe e il nostro obiettivo è raggiungere per la sera Puente
la Reina. Qui il Camino Francés si unisce a quello Aragonés
proveniente da un altro importante valico dei Pirenei, il Puerto
de Somport. Ci accomodiamo per la nostra prima notte sul Camino.
L'accoglienza all'Albergue de Padres Reparadores è ideale:
comodi letti, postazioni internet, parcheggio interno per le
bici. Riposiamo benissimo.
Siamo in quattro con altrettante bici: Salvatore, Marcellino,
Alessio ed io. Tutti con borse, io con un carrello fatto in casa
(fortuna di avere un papà ingegnoso) sul quale ho caricato gli
otto-nove chili che mi porto dietro. Siamo in giugno e la bella
stagione ci evita anche il peso di un abbigliamento pesante.
Abbiamo ritmi diversi e io resto quasi sempre indietro, intento
a fare foto e a pedalare sereno. Dopo Puente la Reina la strada
ci conduce, passando per Logroño, capitale della Rioja, alla
graziosa Nájera, dove concludiamo la seconda giornata in sella
con una cena abbondante e un sonno ristoratore nel moderno
ostello locale. Il Camino de Santiago , tante volte sognato e
desiderato, comincia a prendere forma sotto i pedali: “Caminante
no hay camino, se hace camino al andar” ricordano i versi di
Antonio Machado.
Il giorno dopo ci aspetta una tappa interessante. Con
l'obiettivo di raggiungere Burgos passiamo per Santo Domingo de
la Calzada, dove visitiamo la bella cattedrale. All'interno ci
accoglie il canto di un gallo, in bella mostra in una teca ben
illuminata e preparata a mo' di pollaio, in una cappella a
sinistra della navata centrale. E' un gallo importante, legato a
un famoso miracolo del passato, uno dei tanti che insieme a
leggende e aneddoti popolano il Camino de Santiago (vedi
scheda).
Ci facciamo timbrare la credencial e siamo nuovamente in sella.
La strada per Burgos è ancora lunga. Attraversiamo graziosi
centri come Redecilla del Camino, Espinosa del Camino, Atapuerca
(a poca distanza le famose grotte), e a sera quasi fatta
approdiamo a Burgos, che si presenta come una grande ma
accogliente città. Districandoci nel traffico urbano, un po'
domandando un po' andando a naso, riusciamo a guadagnare il bel
parco in cui è ubicato l'albergue. Qui facciamo conoscenza con
un ragazzo che ha caricato le sue cose su un passeggino e sta
andando da Londra a Città del Capo. E' partito tre mesi fa,
chissà quanto tempo ha ancora davanti.
Il giorno dopo facciamo un giro veloce al centro, passando in
bici davanti alla maestosa facciata della cattedrale, dove un
pellegrino in bronzo se ne sta seduto su una panchina a
riposare.
L'uscita da Burgos con le prime luci del mattino è suggestiva.
Per un'agevole sterrata attraversiamo campi coltivati, fino a
ritornare su asfalto. Il sentiero dei pellegrini continua
leggermente più a sud, ma noi decidiamo di seguire la strada,
anche perché il mio carrello non mi consente di percorrere fondi
molto accidentati. E' così che arriviamo a Castrojeriz, passando
per minuscoli centri dove non incontriamo un'anima, per campi di
grano verdissimi e sterminati, non avendo avanti altro che la
linea dell'orizzonte. Solo verso nord, sfumate sullo sfondo, le
sagome di alcune montagne, che però a quella distanza non
incutono alcun timore.
Ormai il paesaggio è cambiato, questa è già la Spagna come la
conoscono tutti, polvere e sole, perfetto luogo comune. A un
certo punto mi accorgo di aver perso il contatto con gli altri.
Accendo il cellulare: un sms dice “siamo diretti a Sahagún”. Io
però ho voglia di fermarmi. Faccio ancora qualche chilometro,
seguendo una bella e dritta sterrata che taglia per campi, poi
approdo a Calzadilla de la Cueza, dove la scritta “albergue” ci
mette poco a convincermi. Mi fermo lì. Riaccendo il telefono e
mando un sms: “ci vediamo in Italia”.
E' una bella sera, solitaria e tranquilla. Faccio conoscenza con
i gestori dell'ostello, il brasiliano Acacio e l'italiana
Orietta. Sono simpatici, e mi raccontano una gran quantità di
aneddoti. Decido che il modo migliore di fare questo viaggio è
davvero andar piano, il più possibile, in modo da arrivare
presto negli ostelli e parlare con gli altri pellegrini
camminatori e pedalatori. Dietro ogni volto c'è un mondo che
vale la pena scoprire.
Un altro risveglio. Ormai è il quinto giorno. Continuo ancora
per bei sentieri che attraversano centri rurali come Bercianos
del Real Camino, El Burgo Ranero, Reli ego s. A Mansilla de las
Mulas il percorso finisce parallelo alla strada e non c'è più
traccia d'ombra. Le porte di León. Fa un caldo terrificante
anche perché sono le ore centrali del giorno.
L'avvicinamento alla città è spossante, si svolge
inevitabilmente tutto in una periferia piuttosto brutta, e ancor
peggio è il tratto successivo, ovviamente dritto a ovest, col
sole che brucia la faccia. Pedalo pedalo e prima di sera sono ad
Astorga. Ho fatto 145 Km e barcollo. Volevo andar piano ma il
paesaggio della meseta mi ha fatto pedalare come in trance.
Entro dell'Albergue de San Javier, a due passi dalla cattedrale
e dal palazzo vescovile opera di Gaudì. Qui incontro i miei
amici, che sono stupiti di vedermi arrivare. Ci abbracciamo e ci
scambiamo larghi sorrisi, ma loro hanno intenzione di rispettare
un programma a tappe, io da domani voglio andare pian pianino.
Decidiamo che davvero ci si vede in Italia. La buonanotte è un
saluto a lungo termine.
Al mio risveglio sono già partiti. E' il sesto giorno, mi
attende la salita del Puerto de Manjarín, e mi avvio rassegnato.
Per strada incontro un brasiliano in monociclo. Fa parte della
larga schiera di personaggi che fanno il cammino in modo
personale, stravagante, a volte massacrante. Una foto anche a
lui e via per la salita. El Ganso, Rabanal del Camino,
Foncebadón e finalmente Manjarín. Qui una grossa croce di ferro
è ricettacolo di pietre che i pellegrini si portano da casa per
aggiungere un granello a un'opera collettiva. Davvero
impressionante.
Ma ora è discesa. Una cartello avverte i ciclisti della forte
pendenza. Infatti le leve dei freni della mia vecchia bici mi
procurano fitte agli avambracci, e in poco sono al piccolo borgo
di El Acebo, primo paesino della verde regione del Bierzo. Ecco
altri tornanti e poi già Molinaseca, con un bel fiume e un prato
erboso affollato di ragazze che prendono il sole. Fa nuovamente
caldo, col fiatone arrivo a Ponferrada. Vado all'albergue e
appena entrato incontro Fabrizio Ardito , amico di Roma che sta
andando a piedi. E' partito tre settimane fa, ne ha ancora
almeno una. Dopo lo stupore e la contentezza del caso,
chiacchieriamo del più e del meno, e tra un più e un meno anche
delle differenze tra pellegrini a piedi e pellegrini in bici.
Ceniamo insieme in un ristorantino del centro, mentre fuori
impazza un bell'acquazzone, l'unico in tutto il mio Camino.
Anche la partenza da Ponferrada è piacevole, con le prime luci
del mattino. Questa è quasi Galizia. Scritte ovunque ricordano
la fierezza locale e le rivendicazioni nazionaliste: “Isto è a
Galiza”, oppure “Falamos gal ego , somos Gal ego s”. Sono a
Pereje, manca già poco al villaggio di Herrerías, dove ha inizio
la salita più temuta di tutto il Camino: il puerto di O Cebreiro.
Non è un gran dislivello: 650 metri in circa 8 Km. Ma il tratto
duro è negli ultimi tre, che portano a salire di 400 metri. Il
carrello mi tira dietro come un mulo ostinato, e devo fermarmi
più volte a riprendere fiato. Intanto all'orizzonte si sta
preparando una gran tormenta, come si dice da queste parti: c'è
il sole ma l’orizzonte è grigio cupo, e tutto intorno esplodono
cromatismi da brivido. All'arrivo si alza il vento. Lascio bici
e bagagli all'albergue e sono già fuori con la macchina
fotografica. Il paesaggio è maestoso, e i colori lo rendono
emozionante. Da una parte tutta la strada fatta, dall'altra
ormai la Galizia e i chilometri da fare. Concludo la giornata al
vento, scattando foto alle case in pietra del borgo di O
Cebreiro illuminate dal sole arancio del tramonto.
E questa era l'ultima grande salita del percorso. Ottavo giorno.
Pedalo tranquillo su un altopiano fino all'altro passo, l'Alto
do Poio (1337 m), seguito da una discesa infinita per curve e
campi coltivati. Tutto è cambiato. E' uno spettacolo di verde e
di pascoli. Da questo momento lascio l'asfalto e mi decido a
stare il più possibile su sterrato. E così attraverso paesini
come Triacastela e San Xil, percorrendo uno stradone in decisa
salita ma splendido, di case rurali e ruscelli e ponti di legno.
E' un massaggio per l'anima. E un invito ad andare ancor più
piano.
Incontro un'austriaca sulla sessantina, partita a piedi da
Roncesvalles con un cagnolino. Sorride: “Ormai manca poco”. E se
lo dice lei...
L'ottava notte l'ho trascorsa a Portomarín, centro al bordo di
un lago artificiale che ha costretto gli abitanti a sfollare
portandosi anche la cattedrale e alcuni pezzi dei migliori
palazzi. Notte di pavimento di palestra comunale. Ma ero così
stanco, e anche un po' felice, che ho dormito profondamente. E
poco dopo l'alba, che a questa longitudine viene più tardi, ero
già in sella, attraverso le nebbie del lago, per il sentiero che
sale dolcemente verso Ventas de Narón. Ormai manca davvero poco.
Dai 704 metri di quota di Ventas scendo col vento in faccia
verso Palas de Rei e finisco a pranzare a Melide, riservandomi
per il pomeriggio la breve salita tra Ribadizo da Baixo e Arzúa.
E ad Arzúa mi fermo a dormire, per l'ultimo pernotto prima di
Santiago .
Qui in Galizia gli ostelli per pellegrini sono molto curati.
Alcuni sono stati rifatti da poco con fondi europei. Sembrano
piccole case svedesi, curate nei minimi dettagli, accoglienti e
con hospitaleros cortesi e sempre sorridenti, come se stare lì
ad accogliere ogni giorno decine di pellegrini fosse il sogno
della loro vita.
Ma forse comincio ad essere stanco. La ragazza dell'ostello mi
sveglia dicendomi “Chiudiamo alle otto e mezza”. “Sì, sì –
faccio io – scusa, mi alzo subito”, e noto che non c'è più
nessuno. “Il fatto è che sono le nove...”, conclude lei con un
sorriso. Sì, sono proprio stanco. Ma da qui a Santiago restano
solo trentacinque chilometri senza dislivelli significativi. Mi
metto in sella e copro al rallentatore l'ultimo tratto. Vorrei
rallentare ancora, andare più piano.
Quando Santiago è in vista non mi sembra vero. Pedala e pedala,
con lo sguardo a terra o guardando la campagna di lato, e
nell’ultimo tratto boschi di eucalipti. Improvvisamente sbuca il
luogo atteso, la meta del “pellegrinaggio”.
Una stele in granito annuncia la città. Gli ultimi dieci
chilometri sono di periferia, mi aggiusto sulla sella e ci do
dentro. Alto del Monte do Gozo, dove i pellegrini si fermano a
prendere fiato. Poi l'ingresso nella città. E la strada per il
centro, edifici austeri in granito, segni di un passato di
grandi aspirazioni. All'inizio del XII secolo, Diego Gelmírez,
vescovo di Santiago e cancelliere di Galizia, portò addirittura
la città a competere con Roma come capitale della cristianità.
Passo sotto un portale dove una ragazza sta suonando la gaita
(cornamusa, strumento tradizionale della Galizia), poi sbuco
nella Piazza do Obradoiro, la pizza dell'opera d'oro. E' un
lastricato di granito, il mio carrello saltella rumorosamente.
Tutti si voltano e parte un applauso che mi emoziona. Ed ecco la
grande cattedrale, eccessiva nelle forme e nelle decorazioni.
Voglio assistere alla funzione delle dodici. Non sono credente,
ma sto facendo un percorso che ha basi religiose e voglio farlo
conoscendone tutti gli aspetti. La messa è in varie lingue, e
alla fine si celebra il rito del Botafumeiro. E' un enorme
incensiere sospeso alla cupola della cattedrale per mezzo di un
robusto canapone. Manovrato da otto persone in toga,
l'incensiere viene acceso e fatto oscillare come
un'impressionante altalena nel transetto affollato di fedeli,
pellegrini-camminatori e semplici curiosi. E' uno spettacolo
emozionante, anche perché la scenografia è curata nei minimi
dettagli: al momento del rito parte la polifonia di un coro
accompagnato dall'organo a canne. E così anche chi non è
infervorato da motivi religiosi non può resistere alla
commozione. Il Botafumeiro rappresenta il momento dell'arrivo, e
pochi riescono a trattenere le lacrime.
Ancora più a ovest Il viaggio finirebbe a Santiago , ma
avevo deciso di andare ancora più piano e voglio rispettare il
patto con me stesso. Sicché impacchetto la bici e la spedisco
direttamente a casa. Mi metto sulle spalle uno zainetto col
minimo indispensabile e decido che è il caso di andare fin dove
finisce la terra, a Capo Finisterre. Da Santiago all'oceano sono
cento chilometri. Ci sono due rifugi intermedi, quindi tre tappe
obbligate di circa trenta chilometri ognuna. Il giorno dopo sono
già in cammino. Non immagino che bello sarà camminare dopo tanto
pedalare, che bello andare ancora più piano di una bici. Non
immagino che condividerò pezzi di strada con chi è partito a
piedi da Parigi, da Amsterdam o addirittura da Gerusalemme. Sono
persone diverse tra loro, ognuna con la propria motivazione. Ma
gli argomenti comuni abbondano e anche le emozioni e i
sentimenti e la possibilità di metterli su un piatto comune.
Sicché mi metto in cammino verso Finisterra. So che impiegherò
tre giorni. Ma ancora non so quanto sarà bello, una volta
sull'oceano, vedere un camminatore che alza le braccia e grida
“por fin!” e si getta nell'oceano con tutto lo zaino. Non
immagino che incontrerò un vecchio marinaio, don Ramón, con la
voglia di raccontare storie di mare. Non so neppure che guardare
il tramonto dal Faro di Fisterra sarà come stare sulla prua di
una nave, su una zattera di pietra, per dirla con Jose Saramago.
Ma questa è una storia fatta più di piedi che di pedali, e la
racconto un'altra volta.
I posti più belli
Finisterre/Fisterra E' il Finis Terrae dei Romani, il
luogo dove finisce il mondo, il punto più a ovest dell'Europa.
Non è di per sé un luogo speciale, soprattutto se paragonato al
resto della Costa da Morte, la famigerata costa tristemente
famosa per i numerosi naufragi. Tutta la costa è splendida,
granitica e accidentata. Fisterra, così si chiama il paesino in
lingua galega, è speciale per il fatto che alcuni dei pellegrini
che raggiungono Santiago decidono di proseguire il cammino e
raggiungere il mare. Rappresenta forse il punto di vista laico
di un percorso che ha radici profondamente religiose.
In estate, momento di maggiore affluenza per tutto il Camino, da
Santiago a Fisterra vanno tra i venti e i trenta peregrinos al
giorno, a fronte delle centinaia che si fermano nella città
dell'apostolo. E' molto significativo che nell'ultimo albergue,
quello di Fisterra, appunto, non esista la possibilità di lavare
i panni. “Aquí sólo se quema”, avverte B ego ña, la sorridente
hospitalera, Qui si brucia soltanto. E infatti è tradizone che i
pellegrini, arrivati al Faro di Fisterra, facciano un rogo con i
panni indossati lungo il cammino. E' un rito denso di
riferimenti, uno dei tanti che si incontrano lungo il Camino.
I campi di Galizia Sebbene tutto il percorso sia denso di
luoghi interessanti, probabilmente la maggiore soddisfazione si
ha pedalando per i campi di Galizia. Sarà perché manca ormai
poco e gli ostacoli sono finiti, sarà per l'emozione accumulata
lungo i chilometri già percorsi, o forse perché si è ormai
entrati nella catarsi del viaggio, ma la Galizia è lì ad
attendere con un paesaggio verdissimo e ricco di emozione. Dopo
il passo di O Cebreiro si pedala (o cammina) sempre per piccoli
villaggi con stalle e evidenti segni di una cultura rurale, che
è il segreto dello sviluppo ormai inarrestabile di questa terra.
La Xunta de Galicia (il governo della regione) ha compreso
appieno il valore del ritorno alla lentezza e alle abitudini di
una volta e sta investendo molto per recuperare e utilizzare al
meglio quelli che fino a qualche anno fa erano visti come segni
di arretratezza e oggi sono doti rare e ricercate.
Il monastero diroccato di San Antón Superata Burgos,
circa 7 Km dopo Hontanas e 3 prima di Castrojeríz, lungo
stradine secondarie di grande fascino, è il convento diroccato
di San Antón. Contrafforti e alte arcate slanciate verso il
cielo, la volta crollata ormai da tempo, il luogo è stato
trasformato in albergue de peregrinos. L’ordine di Sant’Antonio,
fondato nel 1095 nel Delfinato francese, arrivò a costruire e
controllare oltre quattrocento ospedali grazie alle conoscenze
nella cura del fuoco di Sant'Antonio. I monaci vest ivan o
tunica nera col segno tau (la T dell'alfabeto greco),
praticavano la carità e accoglievano i pellegrini. Per questo
divennero famosi nella tradizione del Camino, e forse per questo
il luogo è ancora oggi destinato all'accoglienza di quanti sono
diretti a Santiago .
Miniguida
Arrivare Il Camino de Santiago può essere fatto in tanti
modi e secondo le personali esigenze e disponibilità di tempo.
E' possibile iniziare a camminare o pedalare in un punto
qualsiasi del percorso oppure, per i puristi, direttamente dalla
porta di casa. Il percorso classico comincia a Roncesvalles o,
se si ha voglia di farsi la salita dei Pirenei, a St. Jean
Pied-de-Port. Arrivare fin lì dall'Italia è possibile in treno
sfruttando parte della tratta Milano-Barcelona, oppure in aereo
atterrando a Bayonne o Biarritz e poi proseguendo con il trenino
per St. Jean. Un'alternativa è arrivare al punto di partenza in
auto, lasciandola in uno dei tanti parcheggi liberi della
cittadina.
Un po' più complicato può risultare il ritorno da Santiago . Chi
è arrivato alla partenza in macchina avrà l'esigenza di tornare
a recuperarla. Da Santiago è possibile prendere un autobus della
compagnia Enatcar (circa 35 €), portando la bici al seguito
oppure spedendola per corriere (costoso, generalmente sui 170 €)
o per posta (circa 40 € per pesi fino a 15 Kg). La spedizione
postale richiede l'imballaggio a cura del mittente. Il servizio
è offerto da Valocípedo, n ego zio di bici sito in Rua de San
Pedro, 23, Santiago (tel. 981/580260). Offre un servizio di
imballaggio completo e accurato per 12 €, nonché parcheggio
della bici a prezzi modici.
Ogni altra informazione di tipo logistico può essere richiesta a
Santiago rivolgendosi alla Oficina de Atención al Peregrino,
all'angolo tra Rua do Vilar e Praza das Platerías, oppure alla
Oficina de Turismo, al n. 43 di Rua do Vilar. Il personale è
gentilissimo e sarà lieto di darvi una mano.
Dormire L'ultimo dei problemi sul Camino de Santiago è
quello dei pernottamenti. Tutto il percorso è attrezzato con
ostelli denominati “albergues de peregrinos”. L'accesso è
riservato ai pellegrini in possesso della credencial. I costi
sono bassissimi. Gli albergues pubblici, generalmente
contrassegnati dalla dicitura “municipal” funzionano spesso a
offerta volontaria. Quelli privati hanno un costo compreso tra 4
e 6 € a notte.
Aprono generalmente nel primo pomeriggio, chiudono tra le 8 e le
9 del mattino. Sono quasi sempre puliti, e i pellegrini
rispettosi. E' raro il caso di non trovare posto; eventualmente
vengono messe a disposizione le palestre municipali (polideportivos),
un po' più scomode ma sempre dotate di docce calde.
Negli albergues viene data precedenza a chi va a piedi, ma sono
rari i casi in cui occorre attendere le otto di sera prima di
vedersi assegnare un letto. Generalmente anche a posti letto
esauriti è possibile ottenere un materasso da collocare sul
pavimento. E' comunque prudente portarsi un dormiben. Ai
ciclisti è assicurato quasi sempre un luogo sicuro, interno o
addirittura custodito, dove lasciare la bici per la notte.
Negli ostelli non esiste pericolo di furti, anche perché nessun
pellegrino oserebbe caricarsi di altro peso oltre al proprio
bagaglio. Anzi è comunissimo trovare piccole biblioteche
estemporanee con testi nelle lingue più svariate, lasciati da
camminatori stufi di portarsi dietro peso inutile.
Ovviamente quasi in ogni luogo si può scegliere di dormire in
alberghi di diverse catego rie, mai troppo cari a meno che non
si vada alla ricerca del lusso. Tuttavia il consiglio è di fare
uso degli ostelli dedicati ai pellegrini, non solo per la cura e
la cortesia, quanto per vivere la vera esperienza del Camino.
Racconti, leggende, scambi di idee e di indirizzi: il cammino di
Santiago è prima di tutto un luogo di incontro. Il ciclista che
si ferma a parlare con gli altri pellegrini sopperisce allo
svantaggio di avere una maggiore velocità rispetto a chi va a
piedi. Il Camino è uno dei pochi posti in cui pedalando si ha la
sensazione di andare troppo in fretta.
La credencial del peregrino è il documento che attesta la status
di pellegrino. Si può ottenere all'inizio del percorso o presso
qualsiasi ostello autorizzato. Chi volesse premunirsi del
documento già in Italia può rivolgersi alla Confraternita di
Santiago di Compostella (via Francolina 7, 06123 Perugia, tel.
075/5736381). Il servizio è gratuito, anche se è buona abitudine
fare un'offerta. La credenziale va timbrata lungo il percorso,
presso gli ostelli e in altre strutture, e una volta a Santiago
dà accesso alla Compostela, l'attestato di avvenuto
pellegrinaggio
Gli ostelli lungo il percorso sono curati da associazioni
di “amigos del camino”, sparse in tutta la Spagna. Molta cura,
soprattutto negli ultimi anni, è dedicata all'argomento dalla
Xunta de Galicia (Governo di Galizia), che ha un proprio sito
internet (www.xunta.es) dove è possibile reperire ogni tipo di
informazioni pratiche.
Mangiare Da St. Jean a Santiago sono rari i tratti di
strada o di sentiero privi di punti di ristoro, bar, piccoli
ristoranti. Pressoché tutti hanno un “menú del peregrino”: per
prezzi mai superiori ai 10 € (generalmente sui 7 €) offrono un
pasto abbondante sia a pranzo sia a cena: primo, secondo,
contorno, frutta, dolce e vino. E' tuttavia possibile, e qualche
volta preferibile, ordinare piatti alla carta. Il percorso è
attrezzatissimo, non c'è alcun bisogno di caricarsi di generi
alimentari, acquistabili ogni pochi chilometri.
L'itinerario attraversa un intero paese, per cui non è facile
consigliare pietanze. In tutta la Spagna preparano come dolce (postre)
deliziosi flan, budini. Consigliato quello di vaniglia.
In Galizia non si può perdere il gustoso “pulpo a la gallega”,
servito nelle numerose pulperías che si incontrano per strada,
spesso segnalate dalla immancabile freccia gialla. Santiago è
piena di ristoranti e locali per turisti, per cui non si avrà
alcuna difficoltà a trovare un tavolo dove sedersi. Consigliamo
l'ottimo Restaurante Hotel Rey, Dr. Abril Ares 4, Santiago (tel.
981/584906), proprio alle spalle della cattedrale. Chi invece
volesse respirare l'atmosfera del luogo può fermarsi nella
taverna O Catro, spartana e affollata di operai e lavoratori che
parlottano in gall ego . Si trova all'imbocco di Rua de San
Pedro e ha prezzi popolari come l'ambiente delle sue due sale. A
Fisterra si può mangiare ottimo pesce al Restaurante Os Tres
Golpes, Rua das Hortas 2 (tel. 981/740047).
La bici ideale Nato nel Medioevo per affermare fino
all'estremo ovest dell'Europa il potere della Chiesa, negli
ultimi tempi il Camino de Santiago sta vivendo un rilancio
significativo. E' frequentato ogni anno da migliaia di
“pellegrini”: religiosi, scettici, inseguitori di miti e anche
semplici camminatori e pedalatori, appassionati di lunghi
viaggi. Questa grande e storica frequentazione, oltre ad
incrementarne la fama e ad alimentare miti e leggende, ha
consentito al percorso di consolidarsi e alle tradizioni locali
di cementarsi intorno ad esso. Esiste un sentiero per gli
appiedati, sempre molto ben segnalato con frecce gialle e con il
resto dell'iconografia del Camino. Ma c'è anche la strada
asfaltata, percorsa dalla maggior parte dei ciclisti, nonché dai
tanti che decidono di incrociare almeno per un tratto, in
macchina, la mitica strada dei pellegrini jacopei.
Si può scegliere quindi di percorrere integralmente il sentiero,
mai eccessivamente accidentato, ma che comunque richiede una
buona mtb, meglio se ammortizzata. Oppure di fare la strada
normale, sempre asfaltata. In questo caso una qualunque bici va
bene, anche da strada, meglio se ibrida o city-bike. La scelta
migliore è probabilmente un percorso misto, tenendosi sullo
sterrato e passando all'asfalto ogniqualvolta le condizioni del
fondo si fanno eccessivamente disagevoli. In questo caso va bene
una mtb di media qualità. E' fondamentale dotarsi di portapacchi
robusti. Non è indispensabile invece essere attrezzati per
riparazioni importanti, dal momento che si attraversano numerosi
centri abitati. E' sufficiente un kit per le forature.
Curiosità
Buen camino! Iconografia e simboli del Camino Essendo un
itinerario storico, il Camino de Santiago è andato arricchendosi
di miti e leggende e significati esoterici, spesso sintetizzati
in simboli che sono diventate vere e proprie icone. Il più
diffuso e conosciuto è la conchiglia (pecten jacobeus, più
semplicemente detta concha de Santiago ) emblema di saggezza e
simbolo dell'avvenuto pellegrinaggio. Dal Medioevo in poi i
pellegrini giacobei di ritorno dal luogo sacro si sono fregiati
della conchiglia, rendendolo il simbolo universale del Camino:
quasi tutti coloro che intraprendono la marcia ne hanno una già
alla partenza.
Gli antichi pellegrini diretti a Santiago vestivan o un mantello
scuro con sopra cucita la croce di Santiago , e si appoggiavano
a un bastone (detto cayado o bordón) che recava legata in cima
una zucca (calabaza) con funzione di borraccia per l’acqua e il
vino. Per riparare il capo dal sole e dalla pioggia usavano un
cappello detto semplicemente sombrero. Conchiglia, zucca e
bastone sono ancora oggi i simboli più diffusi lungo il cammino,
e rendono riconoscibili i viandanti.
Il miracolo del gallo di Santo Domingo Tra le
innumerevoli leggende di miracoli e strani accadimenti lungo il
Camino de Santiago , una delle più famose è quella di Santo
Domingo de la Calzada, cittadina a una ventina di chilometri
dopo Nájera, fondata dal santo intorno all’anno Mille. Santo
Domingo in realtà costruì la calzada (il sentiero), incrementò
l’ospedale e pose la prima pietra di egodella cattedrale che in
seguito gli fu dedicata.
La leggenda vuole che in questo paraggio approdasse una famiglia
di pellegrini proveniente da Colonia. La famiglia si sistemò in
una taverna locale, e durante la notte la figlia del locandiere
tentò il giovane figlio dei due pellegrini. Il ragazzo però
resistette alle avance, e la ragazza per vendicarsi gli mise una
coppa d’argento nella bisaccia. Sicché il giovane fu accusato di
furto e condannato all’impiccagione. I due genitori, affranti
per la perdita del figlio, decisero di continuare comunque il
pellegrinaggio. Al ritorno trovarono il figlio ancora impiccato
all’albero, vivo, sostenuto dal santo. Quindi corsero dal
magistrato, il quale stava mangiando e rispose che la storia era
credibile quanto potevano essere vivi i due polli nel suo
piatto. Non appena pronunciò quelle parole, ai polli del suo
piatto spuntarono le penne e si misero a cantare.
In ricordo di questo accadimento leggendario, nella cattedrale
c’è tutt’oggi una gabbia di legno con grata rinascimentale, e
all’interno vive una coppia di galli ben pasciuti. I galli
vengono sostituiti ogni venti giorni per far sì che restino in
forma.
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Preparativi del viaggio a casa di Salvatore

Libri, schemi e appunti di viaggio

Saint-Jean-Pied-de-Port

Brindisi a Roncisvalle

Prati e boschi dei Pirenei

Case rurali lungo il percorso

Campos de Castilla in primavera

Il sole basso del Cebreiro

Galegos

Credencial del peregrino
Grazie ad
Antonello D'Albore per le scansioni |